L’industria nautica italiana continua a dimostrarsi uno dei pilastri più solidi del Made in Italy in termini di impatto economico, occupazione e capacità di attivazione lungo la catena del lavoro. I numeri parlano chiaro: nell’ultimo anno il settore ha generato oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 168 mila occupati, con una crescita dell’occupazione del 5,6 %.
È quanto è emerso da due importanti studi di riferimento per il settore: “La Nautica in Cifre Monitor – Trend di mercato 2025/2026”, realizzato dall’Ufficio Studi di Confindustria Nautica e Fondazione Edison, e “Geografie della Filiera Nautica Italiana 2026”, curato dalla Fondazione Symbola. Presentati a Milano venerdi scorso presso Palazzo Edison, i due studi hanno offerto uno sguardo approfondito sulle dinamiche del mercato e sulle prospettive di sviluppo della filiera nautica italiana in uno scenario internazionale in continua evoluzione.
Nautica italiana: un settore solido in un contesto globale incerto
Secondo Piero Formenti, presidente di Confindustria Nautica, la fotografia che emerge dai dati è quella di un comparto capace di adattarsi alle trasformazioni dell’economia globale mantenendo una forte visione strategica.
“In un contesto globale caratterizzato da cambiamenti economici e geopolitici rilevanti, la nautica da diporto italiana continua a dimostrare solidità, capacità di adattamento e visione strategica – ha dichiarato Formenti – Le dinamiche restano differenziate tra i segmenti: la grande nautica cresce, la fascia media tiene, mentre la piccola nautica risente maggiormente della consumer confidence attualmente attenuata da complesse condizioni congiunturali”.
Al netto delle differenze inevitabilmente riscontrabili negli andamenti di crescita dei vari segmenti, il quadro generale resta comunque positivo, con segnali di consolidamento che confermano la solidità della cantieristica italiana, la sua competitività sui mercati internazionali e la resilienza complessiva della filiera.
Analizzando i dati più da vicino, scopriamo che il settore dei superyacht si conferma uno dei principali motori della cantieristica italiana. Dopo un 2025 positivo, con metà delle aziende che ha registrato un aumento del fatturato rispetto l’anno precedente e un quarto che ha mantenuto livelli stabili, il portafoglio ordini mostra oggi una fase di stabilizzazione dei ritmi di crescita. Secondo il Superyacht Global Order Book 2026 di Boat International, a fronte di una riduzione degli ordini mondiali di circa il 4% (da 1.138 a 1.093), i cantieri italiani detengono ormai il 52% del mercato mondiale, con un numero di unità pari a 568 ordini.
Più articolata la situazione per le unità fino a 24 metri, che nel 2025 avevano mostrato segnali di contrazione ma che ora evidenziano prospettive più incoraggianti: quasi la metà delle imprese prevede una crescita del volume d’affari per l’anno nautico 2025/2026, mentre diminuisce sensibilmente la quota di aziende che teme una flessione.
Segnali di maggiore fiducia arrivano anche dai comparti collegati alla produzione: nel settore degli accessori e degli equipaggiamenti aumenta la percentuale di imprese che prevede un miglioramento dei risultati, mentre nel comparto dei motori marini cresce il numero di aziende che si attende un incremento del fatturato. Particolarmente dinamico il mondo del charter e del noleggio, dove oltre la metà degli operatori ha chiuso il 2025 con ricavi in crescita e quasi due terzi prevedono un ulteriore miglioramento nel corso dell’anno nautico in corso, a conferma del ruolo sempre più rilevante della nautica nel turismo nonché del ruolo strategico del processo di semplificazione normativa in atto.
Anche il comparto dei porti turistici e dei servizi nautici guarda con fiducia alla stagione in corso. Il 75% delle aziende stima una crescita del fatturato nel 2025/2026, con un aumento significativo rispetto alle aspettative formulate lo scorso anno.
In un contesto segnato da tensioni geopolitiche, tassi di interesse elevati e costi del lavoro in aumento, la grande forza della nautica italiana resta la capacità di competere sui mercati internazionali.
Secondo Marco Fortis, vicepresidente della Fondazione Edison, “La nautica da diporto italiana si posiziona sul podio più alto tra gli esportatori a livello mondiale e si configura sempre più come una delle punte di diamante del nostro commercio estero: nell’ultimo anno l’export ha raggiunto e superato i 4 miliardi di euro, registrando uno dei migliori risultati di sempre e confermandosi uno dei settori con i maggiori tassi di crescita dell’ultimo decennio”.

Una filiera che moltiplica valore e occupazione
Oltre ai risultati strettamente industriali, la nautica italiana si distingue per il suo forte impatto sull’economia reale. Lo studio “Geografie della Filiera Nautica Italiana 2026” evidenzia infatti un effetto moltiplicatore particolarmente significativo: per ogni euro prodotto dai cantieri si attivano complessivamente 5,2 euro di valore aggiunto e, per ogni addetto impiegato nel core, si generano 7,1 posti di lavoro lungo l’intera catena.
“Il sistema nautico rappresenta uno dei segmenti più dinamici dell’economia – ha dichiarato Domenico Sturabotti, direttore della Fondazione Symbola – ed è tra le filiere manifatturiere più rilevanti del Made in Italy per impatto economico e capacità di attivazione lungo la catena del valore. Una leadership costruita grazie a una rete produttiva di prim’ordine, diffusa sul territorio e integrata a monte e a valle della filiera”.
Lo studio restituisce l’immagine di un settore capace di generare oltre 13 miliardi di euro di valore aggiunto e quasi 168 mila occupati lungo una rete produttiva distribuita in diversi poli di eccellenza, con una forte concentrazione in regioni come Toscana, Lombardia, Marche, Liguria, Campania, Piemonte, Sicilia e Lazio, dove si sviluppano competenze specialistiche e filiere altamente integrate.
Infine, lo studio mostra una crescente concentrazione del valore nella cantieristica rispetto al resto della filiera. Una dinamica che riflette il rafforzamento strutturale della cantieristica, sostenuto da un processo di concentrazione selettiva che premia gli operatori più solidi e da un progressivo aumento del peso delle attività core, con la crescente internalizzazione di funzioni strategiche e fasi a più alto valore aggiunto. Una crescita strettamente legata alla capacità di fare sistema e investimenti continui in qualità, innovazione e sostenibilità, leve decisive per consolidare la leadership internazionale del settore.




