Le marine italiane possano diventare dei laboratori di innovazione ambientale e occasioni di recupero per aree costiere marginali. Lo evidenzia una ricerca di Andrea Barbagelata, vicepresidente di Assomarinas, presentata durante l’ultima edizione del Salone Nautico di Venezia. L’occasione è stata l’Italy–China Sustainable Navigation Workshop, durante il quale Barbagelata ha illustrato il suo studio sulle marine sostenibili intitolato “Tecnologie ambientali e transizione ecologica nelle Marine italiane”. Lo studio propone una ricognizione delle principali soluzioni oggi disponibili per ridurre l’impatto ambientale delle infrastrutture dedicate alla nautica da diporto, analizzando casi concreti già operativi in Italia.

Prosegue il vicepresidente di Assomarinas: “Se installiamo le nuove tecnologie nelle marine, che sono ambienti già antropizzati, non c’è consumo di suolo e si innova il territorio”. Tra queste ci sono in prima linea i pannelli solari, secondo Barbagelata “da installare in tutti i tetti degli edifici portuali perché sono una tecnologia ormai matura ed efficiente”, ma anche i generatori e i micro grid per avere l’energia di notte. “Fondamentale è poi iniziare a sviluppare le comunità energetiche, che sono la direzione del futuro”, chiosa Barbagelata.
La sostenibilità come elemento progettuale
Il messaggio più rilevante che emerge dallo studio va oltre il singolo aspetto tecnologico. I porti e le marine vengono infatti descritti come un’opportunità di rigenerazione territoriale e urbana, capace di trasformare aree portuali degradate o sottoutilizzate in nuovi poli di sviluppo economico, turistico e ambientale. Secondo Barbagelata, il punto di partenza è un principio metodologico semplice ma spesso trascurato: “L’impatto zero di una struttura artificiale non esiste”. Per questo motivo la sostenibilità non può essere ridotta all’installazione di una singola tecnologia, ma deve essere integrata all’interno di una strategia complessiva che segue una gerarchia precisa: ridurre i consumi, produrre energia pulita, mitigare gli impatti residui e infine compensare quelli non eliminabili.
È proprio nei nuovi progetti che questo approccio trova la sua applicazione più efficace. Quando una marina nasce da un intervento di riqualificazione o dal recupero di un’area dismessa, infatti, i progettisti hanno la possibilità di integrare sin dall’inizio le tecnologie più adatte alle caratteristiche ambientali del sito, evitando i limiti tipici degli interventi di retrofit. In altre parole, costruire una nuova marina significa poter studiare la combinazione ottimale di impianti energetici, sistemi idrici, infrastrutture digitali e soluzioni di mitigazione ambientale in funzione delle specificità locali: esposizione solare, regime dei venti, dinamiche delle correnti, disponibilità di acqua dolce e sensibilità degli ecosistemi circostanti.
Dalle aree depresse ai nuovi waterfront
La ricerca evidenzia come molte marine moderne sorgano in contesti precedentemente marginali o degradati. La loro realizzazione non comporta soltanto la creazione di posti barca, ma spesso attiva processi di riqualificazione urbana più ampi, con nuove funzioni commerciali, servizi, spazi pubblici e collegamenti con il tessuto cittadino. In questo scenario la transizione ecologica diventa un elemento progettuale e non un’aggiunta successiva. Le superfici già antropizzate – parcheggi, coperture, edifici tecnici e banchine – possono essere utilizzate per la produzione energetica senza ulteriore consumo di suolo, mentre la progettazione delle opere marittime può contribuire a ridurre gli impatti sugli ecosistemi costieri.
Energia rinnovabile: il fotovoltaico resta la tecnologia di riferimento
Tra le soluzioni oggi più mature, il fotovoltaico continua a rappresentare la tecnologia principale per le marine italiane. Le strutture portuali dispongono infatti di ampie superfici esposte e di profili di consumo che coincidono con il periodo di massima produzione solare. Il caso di riferimento individuato dalla ricerca è quello di Marina Dorica, ad Ancona, dove un impianto da 196 kWp installato sulle pensiline dei parcheggi produce oltre 230.000 kWh all’anno, evitando più di 100 tonnellate di CO₂ e coprendo circa il 25% del fabbisogno energetico del porto.
Accanto al fotovoltaico stanno acquisendo crescente importanza i sistemi di accumulo e le microgrid, che consentono di immagazzinare l’energia prodotta durante il giorno e utilizzarla nelle ore serali, quando aumenta la domanda delle utenze di bordo.
Il potenziale del moto ondoso per le marine sostenibili
Tra gli aspetti più innovativi emersi dalla ricerca c’è il recupero energetico dal moto ondoso in ambito portuale. La tecnologia Seadamp, sviluppata dall’azienda toscana Seares e installata presso Marina Cala dei Sardi in Sardegna, consente di integrare dispositivi meccatronici nelle linee di ormeggio dei pontili galleggianti. Il sistema svolge una duplice funzione: riduce fino al 90% i picchi di carico sulle infrastrutture durante le mareggiate e trasforma parte dell’energia delle onde in elettricità utilizzabile per i servizi di banchina. Un esempio che mostra come la sostenibilità possa essere progettata direttamente nell’infrastruttura e non soltanto affidata a impianti accessori.
Acqua, efficienza e digitalizzazione nelle marine sostenibili
Lo studio di Barbagelata dedica ampio spazio anche alla gestione della risorsa idrica, definita come “la risorsa più preziosa e storicamente più sprecata in una marina”. Tra le tecnologie più diffuse ci sono gli impianti per il trattamento e il riuso delle acque di lavaggio delle carene, i sistemi di recupero delle acque meteoriche e le soluzioni di depurazione delle acque grigie. Nei contesti più esposti alla scarsità idrica trova inoltre applicazione la dissalazione a osmosi inversa.
Un ruolo crescente è svolto anche dalla digitalizzazione. Le colonnine intelligenti con sistemi IoT consentono di monitorare e fatturare i consumi reali di acqua ed energia, mentre algoritmi predittivi permettono di individuare perdite nelle reti idriche prima che diventino significative. A questo proposito, Marina Dorica rappresenta un caso di studio significativo: l’introduzione di colonnine smart e la digitalizzazione dei punti di prelievo hanno portato a una riduzione complessiva del 50% dei consumi di acqua ed energia.
Conclusioni
La conclusione della ricerca è netta: nessuna tecnologia, da sola, è in grado di rendere sostenibile un’infrastruttura portuale. La vera innovazione risiede nella capacità di integrare più soluzioni all’interno di un progetto coerente. Per questo motivo le nuove marine rappresentano oggi un terreno particolarmente favorevole alla sperimentazione e all’adozione delle tecnologie ambientali più avanzate. Quando un intervento nasce dal recupero di un’area costiera degradata o sottoutilizzata, diventa infatti possibile progettare fin dall’origine il mix più efficace di efficienza energetica, produzione rinnovabile, gestione dell’acqua e tutela degli ecosistemi. Una prospettiva che trasforma il porto turistico da semplice infrastruttura per il diporto a piattaforma di rigenerazione urbana e laboratorio della transizione ecologica lungo le coste italiane.
Marine sostenibili – FAQ
Perché le marine possono diventare strumenti di rigenerazione urbana?
Le marine vengono spesso realizzate in aree portuali marginali, dismesse o sottoutilizzate. La loro progettazione può attivare processi di riqualificazione che coinvolgono non solo le infrastrutture nautiche, ma anche il waterfront, i servizi, gli spazi pubblici e le attività economiche collegate al turismo e alla nautica.
Qual è il vantaggio ambientale di una marina di nuova progettazione rispetto a una struttura esistente?
Partire da zero consente di integrare fin dall'inizio le tecnologie più adatte alle caratteristiche del sito. È possibile progettare in modo coordinato impianti energetici, sistemi di gestione dell'acqua, infrastrutture digitali e soluzioni di mitigazione ambientale, ottenendo risultati spesso più efficaci rispetto agli interventi di adeguamento su strutture
Quali sono oggi le tecnologie più mature e diffuse nelle marine sostenibili italiane?
Secondo la ricerca presentata da Andrea Barbagelata, le tecnologie più consolidate sono il fotovoltaico su coperture e pensiline, i sistemi di trattamento e riuso delle acque di lavaggio delle carene, le colonnine smart con monitoraggio digitale dei consumi, l'illuminazione LED intelligente e i dispositivi per la raccolta dei rifiuti galleggianti.
Quali innovazioni stanno emergendo nel settore della sostenibilità portuale?
Tra le tecnologie più promettenti figurano i sistemi di accumulo energetico integrati nelle microgrid portuali, le Comunità Energetiche Rinnovabili applicate alle marine e il recupero di energia dal moto ondoso attraverso dispositivi installati nei sistemi di ormeggio, come la tecnologia Seadamp sperimentata in Sardegna.






